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Il Cambiamento Climatico: L’impegno di Soly

In questo articolo ti spiegheremo le cause del cambiamento climatico e ti daremo dei consigli su alcune azioni che puoi mettere in pratica per fronteggiarlo.

La causa del cambiamento climatico

La vita sulla Terra dipende dalla sinergia di tre elementi fondamentali: la posizione ottimale rispetto al Sole, la composizione chimica dell’atmosfera e l’esistenza del ciclo dell’acqua. L’atmosfera, in particolare, svolge un ruolo cruciale nel garantire un clima favorevole alla vita attraverso l’effetto serra naturale. Quando i raggi solari raggiungono la superficie terrestre, parte di essi viene assorbita, mentre il resto viene riflessa nello spazio. Senza un’atmosfera, questo calore si disperderebbe nel vuoto cosmico, ma grazie alla presenza di gas atmosferici, noti come gas serra (principalmente anidride carbonica e metano, oltre al vapore acqueo e altri), il calore viene trattenuto e riversato verso la Terra.

Il risultato di questa interazione è un surplus di calore che si aggiunge a quello proveniente direttamente dai raggi solari assorbiti. Va sottolineato che senza l’effetto serra naturale, la temperatura media sulla Terra sarebbe di -18 gradi centigradi anziché l’attuale valore di circa +15 gradi.

Soly vuole contrastare l’effetto serra e i cambiamenti climatici

Soly si impegna costantemente per contrastare il cambiamento climatico proponendo soluzioni innovative come impianti fotovoltaici di ultima generazione, batterie di accumulo e colonnine di ricarica. Inoltre abbiamo anche progettato dispositivi come Soly Brain, che  possono aiutarti a controllare il flusso energetico della tua abitazione per ottimizzarlo costantemente. Soly si impegna costantemente per diminuire le quantità di CO2 emesse nell’atmosfera per avere un impatto concreto sull’ambiente.

Se diamo un’occhiata ai dati sempre più persone stanno puntando sul fotovoltaico: In Italia, a fine 2021, risultano installati circa 1.016.000 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva di 22,6 GW e una produzione poco superiore a 25 TWh.

Cause dell'effetto serra

Considerando la situazione attuale, diventa estremamente importante comprendere l’evoluzione del cambiamento climatico. Anche se i cambiamenti climatici ci sono sempre stati sul nostro pianeta, bisogna considerare che il riscaldamento a cui stiamo assistendo è causato direttamente dall’uomo e dalle sue attività. Questo fenomeno si chiama effetto antropico e si somma direttamente all’ effetto serra già presente in natura.

Durante la rivoluzione industriale l’ uomo ha iniziato a inquinare e da quel momento ha continuato a produrre energia carbonica raggiungendo il doppio della quantità degli ultimi periodi di storia del pianeta terra. Anche la scienza ci conferma (con moltissimi dati) che l’effetto serra sta derivando dall’ effetto serra antropico.

Conseguenze dell’ effetto serra

Definire tutto questo con il termine climate change è corretto ma non rende abbastanza l’idea. Dobbiamo iniziare a parlare di crisi climatica perché il clima è sempre cambiato, ma non così in fretta e non con delle infrastrutture rigide e complesse come sono le città e il sistema produttivo ai quali i Paesi più industrializzati sono abituati.

L’incremento medio della temperatura del nostro pianeta di 0,98 °C rispetto ai livelli preindustriali sottolinea un preoccupante trend. La prospettiva, basata sulle osservazioni dal 2000 a oggi, suggerisce che senza interventi il termometro potrebbe salire addirittura di 1,5 °C tra il 2030 e il 2050. I segni tangibili del riscaldamento globale sono già evidenti: il ghiaccio marino artico è in diminuzione del 12,85% per decennio, mentre i registri delle maree costiere indicano un aumento medio annuo del livello del mare di 3,3 millimetri dal 1870. Il decennio 2009-2019 è stato il più caldo mai registrato, e il 2020 si è posizionato come il secondo anno più caldo di sempre, appena sotto il picco del 2016.

Le “stagioni degli incendi” si prolungano e intensificano, come dimostrato dagli eventi in Australia nel 2019. Dal 1990, gli eventi meteorologici estremi, tra cui cicloni e alluvioni, sono in aumento ogni anno, colpendo anche in periodi inaspettati e causando distruzioni crescenti. Fenomeni come El Niño sono diventati più irregolari, portando a siccità pericolose in regioni già afflitte da aridità cronica, come l’Africa orientale. Nel frattempo, la Corrente del Golfo rallenta, aprendo la possibilità di cambiamenti di rotta significativi.

Un elemento altrettanto inquietante è il movimento imprevedibile di specie vegetali e animali tra ecosistemi diversi, generando danni incalcolabili alla biodiversità su scala globale. Mentre il termine “cambiamento climatico” descrive correttamente la situazione, forse è ora di adottare l’espressione “crisi climatica”. Questa scelta si giustifica considerando che, sebbene il clima abbia sempre subito variazioni, mai prima d’ora con tale rapidità e con conseguenze così gravi per le complesse strutture delle città e dei sistemi produttivi tipici dei Paesi industrializzati.

Accordi Internazionali

Nel dicembre del 2015, durante la Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, è stato siglato l’importante Accordo di Parigi sui Cambiamenti Climatici. Questo accordo costituisce un buon inizio per perseguire la decarbonizzazione, stabilendo obiettivi a lungo termine per affrontare il cambiamento climatico e una struttura flessibile basata sui contributi individuali dei governi. I Paesi firmatari si sono impegnati a limitare l’aumento della temperatura a meno di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, con sforzi volti a mantenere l’incremento entro 1,5°C. Altri impegni includono il raggiungimento del picco delle emissioni nel minor tempo possibile e l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica nella seconda metà del secolo.

Nonostante il successo della COP21, sono rimaste molte questioni aperte, affrontate successivamente durante la COP24 di Katowice nel 2018, che ha approvato il “Paris Rulebook”, definendo le regole di attuazione dell’Accordo di Parigi. Nel 2021, la COP26 a Glasgow ha ribadito l’impegno globale a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

Conclusioni

La strada per la decarbonizzazione

La strada per la decarbonizzazione è chiara ed è denominata “transizione energetica”: un passaggio da un mix energetico basato sui combustibili fossili a uno a basse o zero emissioni di carbonio, fondato sulle fonti rinnovabili. Le tecnologie per la decarbonizzazione esistono, sono efficienti e devono essere adottate a tutti i livelli. Un contributo significativo a questo processo deriva dall’elettrificazione dei consumi finali. Si tratta di sostituire, in tutti i settori – dalle abitazioni ai trasporti, compresi quelli a lunga percorrenza, fino all’industria pesante – le tecnologie basate sui combustibili fossili con quelle che utilizzano l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Ciò non solo ridurrà le emissioni di gas serra, ma anche l’inquinamento atmosferico, specialmente nelle aree urbane.

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